10 Novembre 1911

C’è un’antica canzone araba che comincia cosi: “Soltanto il Signore e io possiamo sapere cosa c’è nel mio cuore“. Oggi, dopo aver letto tutto quello che mi hai scritto, potrei aggiungere: “Soltanto il Signore, Mary e io possiamo sapere cosa c’è nel mio cuore”.
Vorrei aprirmi il petto, cavarne il cuore e tenerlo fra le mani, affinché tutti potessero vederlo. Perché in un uomo non c’è’ desiderio più grande che rivelarsi a se stesso, essere compreso dal prossimo. Tutti vorremmo che la luce che mettiamo dietro la porta si trovi proprio al centro della sala, di fronte all’ospite.
Il primo poeta di questo mondo deve aver sofferto molto, quando ripose l’arco e le frecce, e cercò di spiegare agli amici ciò che aveva provato davanti al tramonto. Può anche darsi che questi amici abbiano ironizzato su ciò che diceva, ma lui continuò, perché la vera Arte esige che l’Artista tenti di mostrarsi. Nessuno può convivere da solo con la bellezza che è capace di percepire.
E quando
a
noi due
, che ri
cerchiamo l’Assoluto e che abbiamo costruito un giardino servendoci della nostra stessa solitudine, la Vita ci ha lasciato l’immensa passione per godere di ogni istante, con tutta l’intensità.

“Kahlil Gibran - Lettere d’Amore del Profeta (A cura di Paulo Coelho)”

Soltantoio posso sapere cosa c’è nel mio cuore.
Vorrei aprirmi il cuore, affinché rivelarsi a se stesso, essere compreso da Tutti
La vera Arte esige che l’Artista tenti di mostrarsi. Nessuno può convivere da solo con la bellezza che è capace di percepire.
E quando noi due cerchiamo l’Assoluto, abbiamo la Vita, l’immensa passione per godere di ogni istante, con tutta l’intensità.

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